Materiali importati e rapporti commerciali

Il materiale rinvenuto nel deposito votivo di Catania è composto da vasellame e da piccole statuine di terracotta provenienti da varie parti del Mediterraneo antico corrispondenti a singole regioni del mondo greco. Solo in parte è di produzione locale

Il fenomeno non è isolato e si verifica in vari santuari e in contesti funerari del Mediterraneo, anche di ambito non greco, ed è indizio di una fitta rete di traffici commerciali via mare, la principale via di collegamento dell’antichità. 

Varie comunità arcaiche – Greci, Fenici, Etruschi – erano coinvolte nei traffici marittimi.

Mappa dei commerci nel Mediterraneo, verso la Sicilia.

I MATERIALI DEL DEPOSITO

Tra i materiali del deposito, solo i piccoli vasi da profumo - aryballoi, alabastra, vasetti a forma umana o animale - erano esportati anche per il loro contenuto di oli profumati.
I rimanenti erano richiesti per l’alta qualità artigianale ed estetica e anche per i soggetti in essi dipinti.

Vasi e statuine di terracotta sono anche spia di un’ampia varietà di merci, spesso deperibili, che viaggiavano assieme a tali oggetti di terracotta o nei viaggi di ritorno delle navi.

Nel deposito di Catania mancano, ad esempio, vasi di uso pratico come le anfore, che svolgevano la funzione di semplici contenitori per il trasporto di vino e di olio.

Nello specifico, dagli inizi del VI secolo a.C. arrivano nel santuario di Catania, e continuano ad affluirvi in proporzione diversa per buona parte dello stesso secolo, vasi decorati da figure nere o interamente ricoperti di vernice nera prodotti a Corinto, ad Atene, a Sparta, a Reggio, antica colonia fondata da Greci provenienti dall’area di Calcide.

Altro vasellame detto “greco-orientale”, decorato per lo più nello Stile della “capra selvatica”, reso a silhouette e non a figure nere, giungeva dalla Ionia, un’area di colonizzazione greca corrispondente alle coste orientali dell’odierna Turchia, e dall’Isola di Chios.

Da Corinto, dalla Ionia e da Locri Epizefini, in Calabria, furono importate anche statuette di terracotta.

Nel V secolo a.C. le importazioni cessano.

VASI CORINZI

Corinto fu uno dei più importanti centri produttori di ceramica figurata nel mondo greco antico, sia dal punto di vista dell’innovazione tecnica, sia dal punto di vista della diffusione dei suoi vasi. La tecnica a figure nere fu inventata dai vasai di Corinto nel VII secolo a.C.: la figura viene dipinta in silhouette e i sottili tratti interni incisi sulla “vernice” prima della cottura.

La “vernice” è in realtà un impasto di acqua e argilla ricca di ossidi di ferro che assume il caratteristico colore nero durante la cottura; normalmente alcuni particolari sono esaltati mediante l’aggiunta di rosso e di bianco. 

I soggetti preferiti sono la decorazione vegetale ed i fregi di animali. L’alta qualità della ceramica, caratterizzata dal colore giallo pallido dell’argilla e da una decorazione di gusto miniaturistico, favorì l’esportazione nell’area del Mediterraneo. Difatti la ceramica di Corinto, con il suo innovativo stile figurativo, dominò i mercati fino alla metà del VI secolo a.C. grazie anche all’eccezionale posizione geografica della città. 

Larga parte della ceramica fine restituita dal deposito votivo di piazza San Francesco è costituita da vasi corinzi databili dalla fine del VII agli inizi del V secolo a.C.  La forma meglio rappresentata è la kotyle, un vaso per bere, ma non mancano altre forme quali gli aryballoi (piccoli contenitori di oli profumati) le oinochoai (brocche) e i piatti. Sono presenti anche particolari vasetti a forma di animale (lepri, arieti, leoni/pantere), usati come contenitori di oli profumati. 

VASI ATTICI

La ceramica prodotta nella regione di Atene nella tecnica a figure nere e in quella a figure rosse dal VI al IV secolo a.C. costituisce, da diversi punti di vista, la più importante raccolta di vasi figurati del mondo antico. Atene prese in prestito la tecnica a figure nere da Corinto quando questa città dominava il mercato nel Mediterraneo. In un primo momento gli artigiani attici imitarono fedelmente i modelli corinzi, ma ben presto svilupparono uno stile autonomo: una testimonianza precoce è offerta dalle anfore a testa di cavallo, così chiamate dalla raffigurazione di una grande testa equina dentro un riquadro. 

L’argilla ricca di ferro che si trova in Attica giocò certamente un ruolo decisivo per il successo dei vasi ateniesi, che dalla metà del VI secolo a.C. presero il sopravvento nel mercato della ceramica figurata esportata nel Mediterraneo. Accanto a una cospicua produzione di ceramiche di qualità media e bassa, i vasai e i pittori ateniesi crearono opere del più alto livello artistico e svilupparono un enorme repertorio iconografico capace di coprire i temi più svariati, dal mito, al rito alla vita di ogni giorno. A volte accanto alle figure compaiono delle iscrizioni (la firma del vasaio o del pittore, il nome del soggetto raffigurato, un’acclamazione o una frase beneaugurante come chaire kai piei eu: “rallegrati, e bevi bene!”). Intorno al 530 a.C. la tecnica a figure nere sarà rimpiazzata da quella a figure rosse, che ne costituisce il ribaltamento, ma le due tecniche continuarono a vivere fianco a fianco per un certo periodo. Tutti i vasi ritrovati nel deposito votivo di piazza San Francesco sono comunque a figure nere, e si distribuiscono dagli inizi del VI agli inizi del V sec. a.C.  I vasi per bere prevalgono sulle altre forme, e fra di essi compaiono coppe di eccezionale qualità.

VASI LACONICI

Le indagini archeologiche condotte in Laconia, in particolar modo nei principali santuari di Sparta, hanno portato in luce molti manufatti prodotti localmente, che contrastano con la visione di una Sparta austera, ostile alle arti, così come tramandata dalle fonti. Tra tali manufatti c’è la ceramica, che nel VI secolo fu ampiamente esportata, sia quella a figure nere sia quella interamente ricoperta di vernice nera e, a volte, decorata con linee e puntini di colore rosso e bianco dipinti sulla vernice. Alcune forme come la lakaina, una sorta di bicchiere, e un’elegante coppa su alto piede sono tipiche della ceramica laconica. Nel deposito di Catania sono presenti vasi laconici prodotti tra il 600 e il 525 a.C. circa. Quelli figurati, purtroppo estremamente frammentari, anche se in numero di undici, essendo scarsissimamente documentati nel resto della Sicilia, rappresentano il più consistente complesso presente nell’isola. Furono dipinti dai principali pittori le cui opere giunsero nel Mediterraneo occidentale, dall’Etruria alle coste dell’Africa settentrionale. Ben più consistente è il numero dei vasi laconici non figurati: coppe, crateri, aryballoi e le caratteristiche lakainai

VASI "CALCIDESI"

La ceramica “calcidese” è così chiamata perché su alcuni dei vasi appaiono iscrizioni in alfabeto calcidese, tipico dell’Eubea, regione della Grecia in cui si trova la città di Calcide. Tale ceramica, decorata nella tecnica a figure nere e prodotta a partire dalla metà del VI secolo a.C., però, è totalmente assente nel continente greco. 

È distribuita, invece, esclusivamente nel Mediterraneo occidentale, area nella quale, pertanto, si doveva trovare il centro di produzione. 

Si pensò, inizialmente, a una bottega di Greci impiantata in Etruria. Si è più propensi ora a credere che venisse in realtà prodotta nella colonia calcidese di Reggio da artigiani provenienti da Calcide. 

I vasi “calcidesi” sono di alta qualità e influenzati dalla pittura vascolare di Atene, di Corinto e della Ionia. Le forme più comuni sono l’anfora e l’hydria (vaso a tre anse per attingere e versare acqua).

VASI GRECO-ORIENTALI

La definizione “ceramica greco-orientale”, vale a dire del Mediterraneo orientale greco, comprende una serie di produzioni regionali, tra loro distinte, localizzate nella Ionia, corrispondente alla fascia costiera orientale dell’odierna Turchia e alle isole antistanti colonizzate a partire dall’XI secolo a.C. da Greci. Alcune di tali produzioni sono attestate nel deposito di Catania.

La ceramica chiota, prodotta nell’isola di Chios – caratterizzata da pareti sottili, da un ingobbio color crema spesso e coprente e dalla decorazione interna del vaso – è in genere rappresentata da una forma-guida, il calice. Sempre all’area della Ionia del nord (i cui principali centri produttori erano Teo e Clazomene) sono riferibili alcuni frammenti di oinochoai (brocche) del tardo Stile della capra selvatica (Late Wild Goat Style), mentre alla vicina Eolide si riconduce un frammento di dinos (una sorte di calderone), raro nei contesti occidentali. Alla Ionia del sud (i cui principali centri produttori erano Mileto e Samo) riporta la maggior parte dei vasi in bucchero – una ceramica nerastra, con caratteristiche diverse dal bucchero etrusco – in particolare alabastra (contenitori di oli profumati) definiti “a sigaro” per la loro particolare forma.

In questa stessa area sono prevalentemente prodotti anche vasetti a forma animale o umana usati come contenitori di oli profumati. Sulla base dell’argilla e della tecnica di decorazione, si distinguono, in genere, due gruppi di produzione greco-orientale:

  1.  à couleurs lustrées, caratterizzati da un’argilla molto chiara e depurata, simile a quella utilizzata nei vasi corinzi dello stesso tipo, da pareti molto sottili e da una elegante decorazione dipinta in nero, bruno e rosso, su fondo color crema;
  2. tecnica “terracotta”, caratterizzati dalla tipica argilla greco-orientale, rosa-arancio e micacea (contenente minuscole pagliuzze di minerali brillanti alla vista).

La produzione greco-orientale condivide con quella corinzia i soggetti animali, spesso simili, ma se ne distacca per una maggiore varietà nei soggetti antropomorfi, come attestato nel deposito di Catania dalla bella testa di Eracle con leonté (scalpo di leone), da quella di Acheloo o da una kore (figura femminile) nella tecnica  à couleurs lustrées,.

A Cura di

Giacomo Biondi, Ricercatore ISPC CNR – Catania

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