All’indomani di un evento sismico come quello che devastò Catania nel 1693, l’incomprensione verso “la città medievale” fu totale, già nell’immaginare come e quali caratteristiche doveva seguire la complessa attività di riedificazione e riorganizzazione degli spazi urbani. 

Il nuovo schema viario, pensato per la ricostruzione di importanti porzioni del centro storico della città etnea, fu essenzialmente di tipo ortogonale e la nuova impostazione prevedeva che i principali assi viari venissero organizzati con una larghezza non inferiore a quattro canne (8,00 m), così da rendere agevole la fuga in caso di altri eventi catastrofici della stessa natura.

La strada post-sisma di via Crociferi venne sistemata a mezza costa sulla collina di Monte Vergine e concentra una serie di edifici religiosi, chiese e monasteri, in una sequenza di altissimo livello. La stessa via prende il nome dal convento, unito alla chiesa di San Camillo, dei Padri Crociferi, insediatisi a Catania alla fine del Seicento.

Pianta prospettica di Don Antonio Stizzia, 1592, con ipotesi identificativa del tracciato della via Crociferi prima della sua ridefinizione dopo il sisma del 1693.

 È subito chiara l’intenzione di dare sacralità alla via, una dimensione spirituale che ancora oggi l’edificato che la caratterizza riesce a restituire a quanti la percorrono ammirandone il grande splendore. In linea con la grande rinomanza di cui aveva goduto nei secoli precedenti, e già arricchita di confraternite, ordini monastici e importanti residenze, via Crociferi venne “ripensata” in assoluta continuità con il passato.

Nel corso dei lavori di ricostruzione della città, una delle figure di maggiore rilievo, che contribuì a consacrare quell’alone di maestosità e sacralità che la avvolge, fu Andrea Riggio che ottenne l’investitura vescovile proprio nel 1693 e che, una volta assunto al vertice della Diocesi, lavorò a quello che fu il suo principale obiettivo: ossia ricostruire la Cattedrale della città, il Seminario, il Palazzo Vescovile e numerosi edifici religiosi, occupandosi anche di riassettare alcune fra le più importanti parrocchie, monasteri e diversi chiostri, rimettendone in sesto bilanci e contabilità.

Andrea Riggio. “Il vescovo di ferro” (Palermo 1660 - Roma 1717)

Vescovo Andrea Riggio (da Enciclopedia di Catania,  1987).

Ottantaquattresimo vescovo della città di Catania, vi giunse all’età di 33 anni nel 1693, anno del fatidico sisma.

Particolarmente attivo ed energico nella ricostruzione venne soprannominato il “vescovo di ferro” per il suo temperamento. 

L’attivismo e l’energia impiegati nella ricostruzione sfociarono però nella prepotenza, che gli costò anche la scomunica. Durante la ricostruzione entrò, infatti, subito in contrasto con i notabili locali, diversi infatti furono gli scontri con il patriziato della città ed i senatori a causa del suo carattere insolente e provocatorio. Il tema principale delle discordie era la divisione ed occupazione del suolo della città da ricostruire. 

L’obiettivo che il vescovo si prefissò fu di ricostruire gli edifici di culto in un arco di tempo di soli tre anni. Ciò spiega l’elevato numero di cantieri ecclesiastici all’indomani del sisma. Oltre ad una decina di chiese, nel 1712 fece ricostruire e riaprire al culto la cattedrale vantandosi direttamente con il papa del miracolo di questa precoce apertura che, con le sue forze, aveva compiuto.

L’opposizione e la prepotenza del clero da lui rappresentato, che non volle sottostare ma anzi equipararsi alla nobiltà locale, si legge oltre che nei tanti edifici ecclesiastici, nel fronteggiarsi alla marina di due delle più importanti architetture barocche della città di Catania: il palazzo del principe di Biscari, emblema del potere nobiliare, e l’adiacente palazzo vescovile, entrambi costruiti, per via eccezionale, sopra i superstiti bastioni cinquecenteschi della città e visibili da chi arrivava dal mare .

Pianta prospettica della città di Catania da Sud con indicazione dei due palazzi emblematici dei poteri della Catania sette-ottocentesca: sulla sinistra Palazzo del Vescovo, sulla destra Palazzo del Principe di Biscari. Entrambi seguono e si innestano per via eccezionale sui resti delle mura cinquecentesche (immagine rielaborata da, Catania nell’Ottocento, V. Consoli, 1995.

Tra il vescovo ed il Senato scoppiò una vera e propria “guerra fredda”, e la situazione per Riggio precipitò nel 1713 quando si avvalse della propria autorità per liberare dei malfattori arrestati e, con chiaro simbolo di superiorità, per esibirli nella propria carrozza per le vie della città, arrivando a scomunicare chi li aveva imprigionati. 

A seguito di ciò finì per attirare su di sé anche le ire di Roma, che assecondò l’obbligo impostogli dal Senato locale di lasciare la città, pena l’arresto. Morì a Roma, ospitato dal Vaticano e le sue spoglie riposano nella cappella di S. Agata secondo sua espressa volontà.

Via Crociferi, dunque, doveva essere ricca di edifici di culto già dall’epoca medievale. Le chiese, infatti, si ricostruirono nei siti in cui già si trovavano, ma con forti differenze nella monumentalità e nelle dimensioni, più grandi delle preesistenti, che finirono per inglobare le proprietà limitrofe estendendosi su e gli interi isolati.

 La quasi assenza di abitazioni civili, attribuirà a questa via il ruolo di asse ecclesiastico, dedicato al culto religioso e di “monumento simbolo della potenza delle organizzazioni ecclesiastiche del Settecento” (S. Boscarino) a Catania. 

La sua importanza si confermò quando nel 1795, con la chiusura della Cattedrale di S. Agata per restauri, le funzioni religiose più importanti della città vennero traslate proprio in tale area e la chiesa di S. Francesco Borgia fece le veci temporanee del Duomo. 

Dopo il terremoto, nel poco spazio della via, si sono insediati 5 ordini religiosi e oggi sono visibili i seguenti edifici ecclesiastici tutti sorti in tempi molto vicini tra loro, sfruttando preesistenti edifici e chiese distrutte dal sisma: 

Carta rielaborata, con i tessuti edilizi nobiliari ed ecclesiastici della Catania settecentesca sulla struttura urbana attuale (rielaborazione pianta tratta da G. Dato, La città di Catania, 1983).
  • Chiesa di  S. Camillo de Lellis o dei Crociferi  (1735- 1737) e l’adiacente convento dei Crociferi (1770);
  • Chiesa di  S. Giuliano (1736) e adiacente convento;
  • Chiesa di S. Francesco Borgia o dei Gesuiti (1698-1736) e adiacente collegio dei Gesuiti (1609-1757).  La chiesa occupa il sito dell’originario grandioso palazzo di don Bartolomeo Altavilla, adiacente ad una simmetrica chiesa risalente al 1396);
  • Chiesa di S. Benedetto (1704-1707) con adiacenti conventi delle suore benedettine successivamente collegati dal famoso arco di S.Benedetto (1704) – (chiesa eretta sulle rovine di un tempio crollato);
  • Chiesa di S. Francesco d’Assisi all’Immacolata (post 1693) (riprende una chiesa preesistente del 1329).
Scorcio di via Crociferi con in evidenza, alcuni edifici ecclesiastici.

Tra le strade principali oggetto di ricostruzione ad opera del ceto ecclesiastico troviamo proprio la via Crociferi

Essa, chiamata in diversi modi (strada Sacra, strada Nuova e strada del Corso) e successivamente denominata via Crociferi per la presenza del convento dei Padri Crociferi famosi per la loro assistenza ai “moribondi”, ricade in modo quasi perfettamente centrato nell’area “nobiliare” e, non a caso, infatti, è caratterizzata proprio da importanti architetture ecclesiastiche. 

La via Crociferi, dunque, con la sua storia, segna in maniera non indifferente la vita della città di Catania. Essa doveva essere emblema della sacralità della città, già dalla fase pre-sisma del 1693 ma eredita e continua questa funzione, in maniera ancor più amplificata, nella Catania post-sisma senza mancare di dar grazia anche alle classi nobiliari del tempo.

Agli occhi dei frequentatori, la sua organicità, la sua coerenza ed il suo prestigio architettonico non passano in secondo piano grazie al tripudio di edifici tardo barocchi che la caratterizzano e distinguono rendendola una via unica nel suo genere, ammirata non soltanto da chi viene a visitarla ma anche da chi la vive quotidianamente ed alla sua storia si lega.

Lucrezia Longhitano

Lucrezia Longhitano

PhD in Scienze per il patrimonio e la produzione culturale – Università di Catania, Disum

Laura Alfano

Laura Alfano

Dottore di Ricerca in Archeologia – Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze dell’Antichità

Una risposta

  1. Ricerca esplicativa, interessante ed accurata. Tanti aspetti storici della nostra città si disconoscono e si ignorano gli eventi del passato che hanno reso celebri la bellezza artistica e culturale della città di Catania. Queste ricerche stimolano l’approccio alla conoscenza delle origini storico culturale della città.
    Complimenti.

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